Ci sono luoghi che si scelgono per abitarli, e altri che si scelgono per ritrovarsi.
Ad Alviano, ai margini silenziosi del castello rinascimentale, questa casa diventa per il proprietario un rifugio intimo, uno spazio sospeso tra contemplazione e memoria.
L’edificio, segnato da trasformazioni stratificate a partire dagli anni ’50, si presentava come un organismo frammentato, privo di gerarchie e qualità spaziale. Ambienti piccoli, luce trattenuta, una distribuzione funzionale ormai incapace di dialogare con il contesto straordinario in cui si inseriva.
Il progetto interviene con un gesto radicale ma misurato: svuotare per ritrovare.
L’interno viene liberato, riportato a una condizione essenziale, dove l’involucro conserva le tracce del tempo e diventa materia narrativa. Le murature raccontano la storia della casa, alternando superfici in pietra riportate a nudo a parti più recenti, trattate con un tonachino marmorizzato levigato che dichiara con discrezione l’intervento contemporaneo.
La trasformazione più significativa è nel ribaltamento dell’impianto distributivo. La zona giorno sale al piano primo, dove la luce e il paesaggio diventano protagonisti. Qui, un unico spazio fluido si apre verso una terrazza affacciata sul castello, instaurando un dialogo diretto con il profilo storico del borgo.
La zona notte, al contrario, trova rifugio al piano terra, in una dimensione più raccolta e protetta, articolata in tre camere intime.
La nuova copertura, necessaria anche per ragioni strutturali, si inserisce come elemento di sintesi tra tradizione e innovazione: una struttura in acciaio e tavelle che rilegge le tecniche locali con un linguaggio contemporaneo, definendo uno spazio continuo, privo di elementi superflui.
All’interno, ogni scelta materica contribuisce a costruire un equilibrio sottile. Il cotto fatto a mano della zona giorno dialoga con la copertura, restituendo calore e continuità; il parquet in rovere scuro delle camere introduce una dimensione più intima e avvolgente. Nei bagni, il travertino locale scolpisce i lavabi, accostato a superfici in ceramica bianco lucido che riflettono la luce con discrezione.
Gli elementi su misura — la balaustra in vetro sostenuta da montanti in corten, il camino con cornice storica, le testate dei letti integrate nella pavimentazione — non sono semplici dettagli, ma dispositivi che costruiscono lo spazio, definendone ritmo e identità.
Questa casa non è solo una ristrutturazione, ma una riscrittura silenziosa: un equilibrio tra ciò che resta e ciò che cambia, tra memoria e presente, dove l’architettura si misura con il tempo e con il paesaggio, senza mai sovrastarli.